giovedì 14 aprile 2011

Una volta qui era tutta campagna (elettorale) 2 - Il voto di scambio

La corsa elettorale è entrata nel vivo. Ad un mese dal voto, nella nostra città, tutto è lecito. In politica è come in amore e in guerra... e allora à la guerre comme à la guerre, pronti a combattere la battaglia più importante. In palio ci sono 5 anni a Palazzo De Nobili, per chi vincerà, e per chi non dovesse farcela restano sempre i consigli di amministrazione delle aziende municipalizzate, le commissioni, le consulenze. Insomma tutti vogliono un pezzo della grande torta che sarà spartita a partire dal 16 maggio.
E qui, per combattere, l'arma preferita si chiama voto di scambio.

È un'espressione che nel nostro paese si sente ripetere spesso, troppo spesso, è inflazionata ed è stata svuotata del suo significato.
Il voto di scambio è un'arte, è un'operazione da compiere con savoir-faire, non è una trattativa vera e propria.
Il voto di scambio è un cappio che va adagiato intorno al collo degli elettori, e non stretto con veemenza.
Il voto di scambio è un favore, che, una volta ottenuto, ti toglie i diritti che hai.
Roberto Saviano, qualche tempo fa, durante un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, disse: “bisogna capire che quando un politico ti concede un favore, ti sta togliendo tutto il resto”. Mai espressione fu più azzeccata.
Una volta accordata la preferenza in cambio di un favore, il candidato eletto non verrà mai contestato durante il suo operato, sarà libero di agire infischiandosene dei cittadini che lo hanno votato perché a loro ha già dato.
Descrivere le dinamiche del voto di scambio sarebbe lungo e complesso, così, per farvi capire a che livello è la campagna elettorale, vi racconto un episodio accaduto proprio oggi.
La via lungo cui si trova la mia abitazione è senza uscita, accoglie 6 nuclei familiari (una ventina di voti, per capirci), e dotata di un manto stradale a dir poco fatiscente. Qualche ora fa si è presentato a casa mia un capo elettore di uno dei candidati alle amministrative.

Piccolo inciso: il capo elettore, per chi non lo sapesse, è colui che consegna al candidato una lista di nomi di persone che hanno promesso (o scambiato, o venduto) il proprio voto, con tanto di indirizzo di residenza e, conseguentemente, sezione elettorale.

Il signore in questione ha provveduto a distribuire i santini di rito, chiedendo: “Qualche voto qui lo abbiamo? Ho già parlato con il suo vicino. Vedremo di asfaltare la strada. Ci date una mano?”.
Eccoci arrivati al punto. La strada in condizioni normali è un diritto dei cittadini che non viene rispettato, così prima delle elezioni lo si usa per far leva sugli elettori. È una cosa talmente insensata barattare una buca del manto stradale con un voto, che mi sembra assurdo parlarne. Eppure la situazione è questa.

Per il momento non ho altro da aggiungere, se non esortare le persone a non votare chi promette un favore, ma chi si ritiene capace di creare un sistema in cui non sia più necessario chiederlo.

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