venerdì 15 aprile 2011

Nicola Gratteri, eroe dei nostri giorni

Esistono uomini destinati a cambiare la storia. Uomini che compiono grandi gesti o che, più difficilmente, dedicano la loro vita ad una causa. Purtroppo la gente assegna il titolo di eroi molto più facilmente ai primi, mentre i secondi possono meritarsi tale onore soltanto in casi straordinari, spesso solo con tragiche fini. Un vecchio proverbio indiano dice, più o meno, che chiunque può essere un eroe compiendo un gesto importante anche se estemporaneo, ma gli uomini veramente grandi si vedono dal comportamento tenuto durante tutta la loro vita.

Saper riconoscere per tempo, quindi, chi effettivamente merita la nostra stima e il nostro appoggio è cosa importante. Seguire i buoni esempi in tempo reale. Ispirarsi a persone che dimostrano come vivere onestamente impegnandosi per una società migliore è possibile, è necessario.
Perché dico tutto questo? Perché ieri ho avuto l'onore di assistere alla presentazione del libro La giustizia è una cosa seria di Nicola Gratteri (con la collaborazione di Antonio Nicaso, come già avvenuto in Fratelli di sangue e La Malapianta), durante la quale ho potuto capire, se ancora non lo avessi fatto, quanto quest'uomo sia importante per l'intera nazione, e quanto la sua opera meriti riconoscenza e ammirazione.
Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto presso la DDA di Reggio Calabria, massimo esperto vivente di 'ndrangheta e dei difetti del sistema giudiziario italiano che permettono l'ascesa di questa e delle altre organizzazioni criminali della penisola. Proprio delle falle della giustizia italiana parla quest'ultima opera in cui Gratteri descrive il progetto di una giustizia informatizzata in cui è possibile inviare notifiche tramite Posta Elettronica Certificata, riducendo i tempi dei processi e risparmiando milioni di euro oggi spesi per l'invio su tutto il territorio di operatori di Polizia Giudiziaria che devono ricoprire il ruolo del messo notificatore. Milioni di euro che potrebbero essere risparmiati anche tramite l'accorpamento di alcuni tribunali e non tramite il blocco delle intercettazioni.
Di questo, e di molto altro si è discusso, durante l'incontro in cui c'è stato il tempo anche per parlare della situazione in cui versa la scuola pubblica italiana, riguardo la quale il giudice, oltre a criticare il nostro modello sociale in cui l'apparire vale più dell'essere, ha affermato: “Alla politica non conviene investire nella scuola perché la scuola crea individui pensanti.

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