In terra di 'ndrangheta e di malaffare le elezioni sono sempre cosa seria. Serissima. Le logiche partitiche nazionali non valgono, qui. Nella punta dello stivale neanche destra e sinistra possono etichettare un'amministrazione o un candidato. Qui dove si può tutto, le leggi che regolano la campagna elettorale sono dettate nell'ombra e incomprensibili ai più.
Ecco perché capire alcune candidature è impossibile se non si entra nell'ottica secondo cui la poltrona viene prima di tutto. Guardando qua e là e parlando con la gente si scopre un mondo che lascia basito chiunque veda ancora la politica come una passione, una missione, un mezzo per fare il bene dei cittadini con i cittadini.
A Catanzaro la faccia pulita è quella di Salvatore Scalzo, che, nonostante abbia fatto dello spirito di rinnovamento il suo cavallo di battaglia, non ha potuto fare a meno del sostegno di molti vecchi della politica cittadina. Molti altri, invece, da sinistra sono passati a destra. Ma non chiamateli trasformisti! Una capriola per cambiare sponda e salire sul carro che già da tempo è dato per vincitore. È il carro trainato da Michele Traversa. Ex missino, ex assessore regionale, ex presidente della provincia di Catanzaro e attualmente in carica alla Camera anche se, a dir la verità, a Montecitorio non è che spicchi per iniziativa (2 disegni di legge e 1 interpellanza in 3 anni come primo firmatario). Abile e arruolato, però, per le votazioni care al Pdl in cui ha espresso parere favorevole (ma va!) all'approvazione del processo breve o a quel federalismo fiscale che costerà al capoluogo calabrese “14 milioni quattordici” di euro.
A Traversa chiederei volentieri come farà, da sindaco, a conciliare gli interessi della città con quelli del partito, quando sarà a Palazzo De Nobili e quando a Roma, se penserà più allo stipendio da Deputato o a quello da sindaco. Perché di rinunciare alla carica di deputato, nel caso in cui venga eletto primo cittadino, non credo se ne parli. Le doppie cariche sono una prassi, ormai una tradizione, soprattutto nella regione in cui, lo scorso dicembre, si è deciso di abrogare l'incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e quelle di sindaco, assessore provinciale o comunale.
E allora tra i candidati al consiglio comunale ritroviamo anche l'assessore regionale con delega al personale Domenico “Mimmo” Tallini, fresco di denuncia per aggressione da parte di un dirigente regionale, e consigliere in carica.
Spostandoci di poco, nel comune di Girifalco, uno dei candidati a sindaco è Mario Deonofrio, consigliere provinciale già presidente della commissione legalità, membro della commissione tutela ambientale. Deonofrio che già per 10 anni è stato sindaco di Girifalco. Dieci anni durante i quali, come potete leggere su questa lettera aperta del Comitato Legalità e Stato di Diritto a Girifalco, è riuscito con la sua giunta ad approvare la realizzazione del parco eolico posto sotto sequestro dai carabinieri di cui tanto ha parlato la trasmissione tv Report (qui la puntata).
A Reggio Calabria le cose, se possibile, sono ancora peggiori. Vi rimando ad un articolo apparso su Il Fatto Quotidiano per leggere delle mirabolanti imprese dei candidati reggini.
L'ombra tenebrosa delle ndrine aleggia su tutta la regione, e, mentre qualche spiraglio di luce arriva da Cosenza, dove Ivan Pastore è il candidato del MoVimento Cinque Stelle (unica lista in Calabria), e Crotone, dove la lista civica Stanchi dei soliti candida Andrea Arcuri, a Chiaravalle Centrale (CZ), piccolo comune di appena 6 mila anime, una ragazza viene malmenata dal padre solo perché aveva deciso di schierarsi con una lista civica (lista che non è poi stata presentata per altri motivi) fatta di cittadini puliti.
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