martedì 15 marzo 2011

Sanguinis effusione

Il simbolo della città – e di questo blog – è, come tutti sanno, un'aquila che nel suo becco stringe un nastro contenente il motto Sanguinis Effusione. Molti di voi lo sapranno, lo avranno letto decine di volte incontrando l'araldo cittadino, e tanti saranno andati a cercare il significato di queste due parole, scoprendo che il motto è dovuto alle vittorie conquistate dalla città, con spargimento di sangue dei suoi coraggiosi uomini.
Ebbene, guardando quell'aquila e rileggendo quelle parole, capisco quanto questa città abbia perso in personalità.
Certo oggi non è più tempo di cappa e spada, ma lo spirito battagliero serve a combattere quotidianamente, a difendere i propri diritti, a far sentire la propria voce in una società in cui la difesa della democrazia non è mai banale. I muri da innalzare oggi non contrastano invasori ma servono ad arginare i soprusi che minano le libertà personali ottenute nel tempo.
Ho parlato di perdita della personalità, perché questo è ciò che noto, soprattutto nei giovani, intrisi dell'apatia di una società che narcotizza le coscienze. Il problema non è solamente catanzarese, ma qui, più che in altri luoghi, servirebbe una sveglia, perché la nostra è una terra particolare. Culla della 'ndrangheta che, pur essendo divenuta un'organizzazione di livello mondiale, qui affonda le sue radici e crea il suo consenso, ammorbando la società e tenendo sotto scacco i cittadini. Qui la Santa organizza i suoi affari, contando sull'omertà dei più e la collusione di amministratori locali tutti parimenti colpevoli della sua ascesa a livello planetario.

E allora ecco perché siamo noi i primi a dover lottare, spezzando le catene di comportamenti tanto consolidati da poter essere definiti usanze come il voto di scambio, che oggi come nelle altre occasioni, ripropone la sua liturgia in campagna elettorale, svilendo quel momento che dovrebbe essere di consacrazione della democrazia e che, invece, ne diviene la tomba.
Giorno dopo giorno assistiamo inermi alle malefatte perpetrate da eletti che siedono in poltrone di amministrazioni locali solo grazie a questa pratica, assuefatti ormai al malaffare, alle mancate promesse, in attesa di qualcuno che faccia il proprio dovere e non il proprio interesse.

La mia non vuol essere solo una critica, ma anche un appello rivolto, soprattutto, ai più giovani. A chi è come me. Io credo che insieme possiamo cambiare il mondo. Credo che lo sforzo comune possa portarci a creare un sistema dove chiedere un favore non solo non è più un'usanza, ma non è più necessario.

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